I social come strumento di business | Emoe

I social come strumento di business: intervista a Claudia, la nostra Social Media Specialist

Sommario

Quali vantaggi un’azienda o un libero professionista come te possono trarre da un’attività strategica di social media marketing? Lo abbiamo chiesto a Claudia, Social Media Specialist di Emoe che ci ha svelato alcune “chicche” su come pianificare una buona social media strategy per il proprio business e l’approccio con il quale ogni impresa dovrebbe avvicinarsi ai social.

Social Media Specialist al lavoro

Social Media Specialist: chi è e cosa fa?


Ciao Claudia! Oggi ci sono ancora molte misconcezioni sul lavoro del Social Media Specialist. Chiariamo un po’ le idee: quali attività svolgi per i clienti e, soprattutto, quanto lavoro c’è davvero dietro?

I social possono essere un reale strumento di business per piccole e grandi imprese. Dico “possono” perché non tutti li sfruttano come tali, anzi; sono ancora tanti coloro che si limitano ad “esserci”. Da questa scarsa consapevolezza del medium e delle sue potenzialità scaturisce, spesso, anche confusione intorno alla professione del Social Media Specialist, a tratti nebulosa, che oscilla tra “lo specialista dei social” e “colui che gestisce i social”.

Per capire, invece, la complessità e il lavoro che c’è dietro basti pensare alle diverse specializzazioni, che possiamo osservare nelle realtà più strutturate. Abbiamo un social media strategist (lo stratega), un social media advertiser (il mago della pubblicità), un social media copywriter (il genio creativo), un social media analyst (il cervellone nerd), e magari un community manager (l’aggregatore sociale).

Ironia a parte e semplificando di molto, potremmo dire che il Social Media Specialist è colui che ha tutte queste competenze insieme, o meglio, che ha una visione strategica di insieme. Sa come indirizzare i social a vantaggio degli obiettivi di business e di marketing dei propri clienti.

Da leggere: Cosa vuol dire essere un Social Media Manager?


Come si possono utilizzare i social per valorizzare un’identità aziendale?

Bisogna individuare innanzitutto degli obiettivi: reali, concreti, misurabili. Occorre sapere fin da subito dove si vuole andare, in quanto tempo e quali scenari si potrebbero prefigurare una volta raggiunte le tappe intermedie. Il ruolo di uno specialista è cruciale in questo senso, perché con il suo bagaglio di esperienze, di errori e di successi, può tracciare insieme al cliente una strada percorribile.

Il Social Media Specialist è un visionario? Forse sì, o comunque dovrebbe avere quell’impronta lì. Attenzione, però: non è detto che una strada di successo per un brand sia una via privilegiata per un altro (anche nello stesso settore!), soprattutto se gli obiettivi di business sono differenti.

Quali sono questi obiettivi? I social possono essere usati per moltissimi scopi diversi: acquisire maggiore visibilità, incrementare il traffico al proprio sito web, esplorare nuove nicchie di mercato, promuovere un evento, incrementare le vendite o, magari, fornire assistenza ai propri clienti in tempo reale. Il loro potenziale si esprime al massimo, però, solo quando sono integrati in una strategia di marketing che tiene conto di tutto l’ecosistema digitale.

Social Media Specialist per le aziende

È possibile prefissare obiettivi precisi alle attività di social media marketing?
Come misuri i risultati ottenuti attraverso i social?

È chiaro a questo punto che si possono, o meglio, che si debbono necessariamente prefissare degli obiettivi. Monitorarli è un’altra fase cruciare del lavoro del Social Media Specialist: occorre valutare periodicamente se si sta andando nella direzione giusta. Alcune volte, occorrerà raddrizzare il tiro; altre volte si constaterà semplicemente che i risultati attesi stanno arrivando.

Risultati che è possibile misurare con quelli che in gergo sono noti come KPI – indicatori di performance che variano in base agli obiettivi prefissati. E che non sono i follower, i like o le condivisioni ai post come alcuni pensano. Come diceva Eric Ries, imprenditore, blogger e autore americano, in un suo famoso libro: “le metriche di vanità ti fanno sentire bene ma non offrono una chiara guida su cosa fare”.

Un esempio di KPI? Se l’obiettivo, per esempio, è portare traffico qualificato al sito web, indicatori sicuramente da non trascurare sono il n° di clic ai post/visualizzazioni di pagina/frequenza di rimbalzo, oltre al tasso di coinvolgimento. Anche gli A/B test possono essere un ottimo strumento per valutare i risultati e migliorare le performance.

Il kit del Social Media Specialist: 5 tool indispensabili 

Quali strumenti non possono mancare nel kit di un Social Media Specialist?

I tool che semplificano la vita del Social Media Specialist sono tanti e in continua evoluzione, ogni giorno ne nascono di nuovi. Il mio consiglio è di testarne diversi, fino a trovare il proprio kit ideale. Se dovessi consigliare degli strumenti intuitivi, fruibili anche gratuitamente nella versione base, e utili a chi magari è agli inizi ed è alla ricerca dei propri “essentials” consiglierei:

  • 1 tool per la ricerca di contenuti sempre nuovi e interessanti come Buzzsumo;
  • 1 tool per analizzare e monitorare la web reputation come Fanpage Karma;
  • 1 tool per ottimizzare le campagne su Facebook come AdEspresso;
  • 1 tool per analizzare il customer journey attraverso pagine Facebook, sito web e app proprietarie come Facebook Analytics (completamente gratuita);
  • 1 tool per gestire tutti i social da un’unica piattaforma e risparmiare tempo come Buffer.Social Media Specialist e Coronavirus

Cosa diresti a un’azienda che non è ancora presente sui social?

Direi che non ci deve essere per forza. Mi spiego meglio: se dietro alla propria presenza sui social non vi è alcuna visione strategica, è meglio secondo me investire (bene) altrove. Troppe aziende hanno una pagina Facebook solo perché ce l’hanno tutti o presidiano tutti i social perché pensano così di raggiungere più persone, con il risultato di sprecare tempo e denaro. In pochi, invece, sembrano preoccuparsi delle conseguenze di profili social abbandonati, trascurati o mal gestiti da parte della propria nicchia di pubblico.

I social possono essere uno strumento potente quanto deleterio sul lato della brand reputation. Questo per dire che la prima cosa che chiederei a un’azienda che non è presente sui social è “perché vuoi esserci?”. O se la domanda è troppo “tecnica”, gli domanderei quali sono, in generale, i suoi obiettivi di business e di marketing.

Se i social possono dimostrarsi un valido alleato al loro raggiungimento, gli consiglierei un’attività di questo tipo. Una cosa, però, è da mettere in chiaro da subito: i social sono gratuiti per le persone ma non per le aziende. E come ogni attività di marketing, occorre destinargli un budget.

Da leggere: Social network per aziende: come scegliere quello giusto per te

I social ai tempi del Coronavirus: come usarli al meglio 

Un’ultima domanda su social e Coronavirus. Quale utilità possono avere i social in questo periodo storico? È giusto continuare a comunicare? Se sì, come?

Molte aziende prese dal panico hanno interrotto la comunicazione sui social, pensando di non poter avere un ritorno immediato da questa attività. Sicuramente c’è del vero: nessuno adesso pensa, ad esempio, a comprare casa o a prenotare un viaggio. Quello che, però, molti non considerano è la possibilità di evidenziare in che modo il proprio business può trasferire valore alla collettività. Quanti privati o aziende hanno messo in piedi attività di solidarietà? Quanti ristoranti hanno abilitato il servizio di consegna a domicilio? Perché non comunicarlo? Perché non sperimentare nuovi modelli di business che potrebbero rivelarsi proficui anche un domani?

In altre parole, oggi è il tempo di seminare per raccogliere domani i frutti. Anche se il proprio brand non ha messo in piedi attività degne di nota, vale comunque la pena intrattenere i propri clienti, non farli sentire soli, con contenuti e consigli utili.

Un dovere sociale? Forse, ma sicuramente un bel modo per fare del buon branding. Un insegnamento che possiamo trarre da questa situazione è che gli interessi degli utenti debbono essere sempre al centro. Solo dando valore potremmo riceverne indietro, una regola universale e sempre valida anche ai tempi del Coronavirus.

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