Google Plus chiude, ecco i motivi che hanno spinto Google a farlo

Sommario

Cos’è Google Plus?

Uno dei temi caldi di questi giorni è sicuramente il caso “chiusura Google Plus” che ha smosso la curiosità di molti marketers, social media manager, ma anche curiosi digitali.

Ebbene, facciamo un po’ di chiarezza: Google+ è un social network molto particolare, perché possiede caratteristiche che sono intrinseche al motore di ricerca a cui è collegato, portando infatti notevoli benefici ad un post pubblicato su questo Social in termini di SEO. Quest’ultima è la ragione che spinge aziende ed esperti del settore ad aprire e pubblicare contenuti all’interno del Social del motore di ricerca più famoso del mondo.

Da leggere: Social Marketing: ecco quali social scegliere

Utile! Perché chiude?

La piattaforma, nasce nel giugno del 2011, epoca in cui Facebook e Twitter avevano raggiunto la cosiddetta “massa critica di utilizzatori”, MySpace era quasi un lontano ricordo e Youtube regnava incontrastato su tutto ciò che riguardava i video.

In questo panorama, G+ era il tentativo di mettere insieme le migliori caratteristiche dei diversi social raggiungendo immediatamente un bacino di milioni di utenti grazie all’esposizione data da Google stesso.

Nonostante i buoni propositi però il Social non ha mai riscosso particolare successo, rimanendo nell’ombra di Facebook, possiamo quindi dire che la sua “fine” fosse segnata da tempo.

La chiusura avverrà in modo graduale, fino alla fine di agosto 2019 tutti gli utenti avranno infatti accesso al sistema, successivamente G+ rimarrà attivo solo per le aziende.

Google Plus chiude, ecco i motivi che hanno spinto Google a farlo | EmoeGoogle sostiene come:

“I clienti aziendali possono impostare regole di accesso e usare controlli centralizzati per tutta l’organizzazione. Abbiamo deciso di concentrarci sul settore enterprise e introdurremo nuove funzioni pensate per esso”.

Sembra dunque che Google+ si avvii a diventare un concorrente del popolare Slack, con una possibile integrazione nella suite professionale di Google.

Il Data Leak è stata la ciliegina sulla torta

Alla base della decisione della chiusura del Social vi è la scoperta, denunciata in primis dal Wall Street Journal, di un bug nelle API della piattaforma, che però a detta di Google sarebbe stato corretto a marzo 2018 e che avrebbe esposto i dati sensibili del profilo – nome, e-mail, occupazione, sesso ed età – di circa 500.000 utenti, lasciandoli nelle mani di “terzi” nel periodo tra il 2015 al 2018.

Google Plus ha annunciato come insieme alla chiusura della piattaforma ci saranno importanti novità per proteggere la privacy degli utenti, ma che comprometterebbero la funzionalità di molte applicazioni.

Un altro caso di data leak quindi, che ci riporta subito alla mente quello che ha visto protagonista Facebook (scandalo Cambridge Analytica) qualche mese fa in cui sono stati esposti e abusati i dati degli utenti.

Ad occuparsi della vicenda è Ben Smith, vice presidente per lo sviluppo di Google che ha dichiarato:

“Se i dati degli utenti sono a rischio, andiamo oltre i nostri obblighi legali e applichiamo diversi criteri incentrati sugli utenti per decidere se mandare una notifica. Il nostro Ufficio per la Protezione dei Dati ha esaminato questo problema (per capire se) era possibile identificare accuratamente le persone da informare, se c’erano prove di un abuso o se si fosse qualcosa che uno sviluppatore o un utente potesse fare in risposta. Nessuno di questi criteri era soddisfatto”.

Oltre al post di Smith, Google ha risposto con misure concrete all’accusa del WSJ, una risposta che prende il nome di Project Strobe: il progetto che ha come obiettivo la revisione totale riguardo alle modalità con cui le applicazioni esterne possono avere accesso ai dati degli utenti.

Da leggere: Social commerce: come implementarlo in 3 semplici passaggi

Quindi avremo più controllo sulle applicazioni?

Presto potremo decidere con più precisione quali dati dell’account condividere con un’app.

“Invece di vedere tutti i permessi richiesti in un’unica schermata, le applicazioni dovranno mostrare ogni richiesta, una alla volta, in una finestra di dialogo separata. Per esempio, se uno sviluppatore vuole accesso sia all’agenda sia ai documenti su Drive, potrete scegliere di permetterne uno ma non l’altro”.

Per approfondire: Google Developer Blog

Su Android per esempio arriveranno nuovi limiti per l’accesso agli SMS e ai contatti, ma non solo: durante l’attivazione di Whatsapp, ad esempio, viene richiesto agli utenti il permesso di leggere gli SMS con lo scopo di facilitare l’inserimento del codice.

Whatsapp è una delle tante applicazioni che offrono la sincronizzazione dei contatti e il registro delle chiamate, per mezzo del nuovo sistema, solo l’applicazione telefonica di default avrà questo tipo di accesso mentre le App di messaggistica potranno vedere i contatti più recenti.

Cosa non ha funzionato quindi?

  1. Non basta mettere insieme caratteristiche vincenti per fare un prodotto vincente

Google Plus unisce il meglio delle caratteristiche di Fb e Tw in un solo prodotto, ma dal punto di vista dell’utente questo crea solo confusione risultando un Social poco User Friendly e senza un obiettivo chiaro.

  1. Serve la capacità di attrarre clienti business

Per quanto Google Plus generi un notevole valore aggiunto per le imprese che lo utilizzano, non è sufficiente se non c’è engagement da parte degli utenti.

Allora perché Google ha speso tempo su Google Plus?

Hanno un approccio da startup con cicli di prodotto a rilasci frequenti, eventuali cambiamenti di rotta, fallimenti e riavvii del ciclo di prodotto stesso.

Ogni servizio dismesso è in realtà un prezioso insieme di informazioni acquisite ed imparate, utilissime a costruire i prodotti successivi.

Addio o arrivederci?

La chiusura di Google Plus segna dunque l’addio definitivo di Google ai social media? Non è detto.

C’è spazio di manovra, per sbagliare e ripartire.

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