Fertility Day: come non fare una campagna di sensibilizzazione | Emoe

Fertility Day: come non fare una campagna di sensibilizzazione!

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Oggi è il fertility day, la giornata lanciata dal Ministero della Salute per incentivare gli italiani, ed in particolare le italiane, alla procreazione. Le polemiche però si rincorrono, sulla stampa e sul web, alla velocità della luce.

Fertility day, l’effetto boomerang della campagna

Fertility Day: come non fare una campagna di sensibilizzazione | EmoeSul fatto che il governo si impegni per sensibilizzare gli italiani alla procreazione, considerando i bassissimi tassi di natalità degli ultimi anni, sono più o meno tutti d’accordo. A sollevare un vero e proprio polverone mediatico sono stati immagini, slogan e strategie di una delle peggiori campagne di sensibilizzazione degli ultimi anni. Tra le sei immagini scelte, quella della donna con la clessidra in mano è stata sicuramente una delle più contestate.

Proprio perché, il problema delle italiane, non è tanto il rifiuto di diventare madri quanto le difficoltà che incontrano dal punto di vista socio assistenziale, la precarietà lavorativa spesso di moglie e marito, le difficoltà del farsi concedere un mutuo per acquistare una casa e tutta una serie di altri fattori che chi vive nel Bel Paese conosce a menadito.

 Tra i numerosi, il più criticato è stato sicuramente lo slogan “La bellezza non ha età, la fertilità sì” che ha fatto sconfinare in un baratro tutte quelle donne non più tanto giovani, imbrigliate in una serie di incertezze lavorative ed economiche, che non hanno ancora fatto il grande passo. “Se aspetti ancora un po’  – hanno letto dietro quello slogan molte over 30 – non diventerai mai madre, ma se resti incinta ora perderai il lavoro e non potrai garantire un futuro a tuo figlio”. Un vero e proprio incubo per chi desidera diventare madre e vive la propria precarietà come un dramma esistenziale che ha reso la vita un inferno a chi, pur cercando di non pensarci, si è ritrovato lo slogan ovunque, sui giornali, sul web e sui manifesti.

A questa indelicatezza di base, si sono poi sommati una serie di paradossi come il fatto che il Ministro Lorenzin, tra i promotori della campagna, abbia approvato un frase del tipo “Genitori giovani, il modo migliore per essere creativi” dopo aver partorito una coppia di gemelli all’età di 43 anni. Del tutto vanificato, insomma, lo scopo della giornata così sintetizzato sul sito del Ministero:

“La sua istituzione è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi: il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori, l’aiuto della medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini”.

Fertilità: diverse correnti di polemica

Da un lato, ci sono coloro che sostengono che questa giornata violi il diritto e la libertà di scegliere se diventare genitori o meno, dall’altro chi crede sia una mancanza di rispetto nei confronti di chi un figlio lo desidera da tempo, ma non arriva mai.Fertility Day: come non fare una campagna di sensibilizzazione | Emoe

Nel mezzo ci sono poi tutte quelle persone che vorrebbero un figlio ma la precarietà in cui è sprofondata l’Italia non lo consente, lo hanno avuto ma poi hanno perso il lavoro e sono costrette ad andare avanti con un solo stipendio, non hanno aiuti in quanto i nidi comunali nei piccoli centri praticamente non esistono e così via. A detta di molti, infatti, il 22 settembre poteva essere un’occasione per rilanciare politiche di sostegno alla maternità, sgravi fiscali , ecc. Del resto, tra le cause della denatalità c’è, sicuramente, il problema della disoccupazione giovanile, la mancanza di meritocrazia, la penalizzazione di cui sono vittime molte donne, quando comunicano alla propria azienda di essere rimaste incinte, ecc.

Purtroppo, ormai, il danno è stato fatto è anche se non era questo l’intento del governo una campagna mal concepita per promuovere il fertility day è riuscita persino ad ottenere l’effetto opposto.

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